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Il Cinema di animazione ci è cresciuto tra le mani senza che ne rendessimo conto. Quando eravamo bambini, di film di animazione ne usciva uno all’anno, e a farlo erano sempre gli stessi: quelli lì di Topolino e compagnia. A volte ci portavano a vederlo e a volte no, e se era no eri giù dalla giostra per un anno.

Poi, un po’ alla volta, hanno cominciato ad essere sempre di più. Adesso, a contarli, sono quasi uno a settimana. A pensarci bene, è una cosa che ha dello stupefacente.

Tutti gli anni a Cortisonici facciamo un focus. Il focus è un momento in cui ci mettiamo lì e guardiamo da vicino un pezzo di quella cosa enorme che è il mondo del Cinema. Senza la pretesa di capire granché, che capire, insomma, è qualcosa che non sempre si riesce a fare. Però almeno farsi un’idea, ecco, quello sì. Come quando vai un weekend a Londra: non è che torni che conosci Londra, ci mancherebbe. Però hai quella faccia lì che ti viene quando hai visto qualcosa di bello.

 

Visto che a Cortisonici una delle cose che ci piacciono di più è proprio il Cinema, e visto che in questi anni qua una delle cose più grosse che sono successe, ci sembra, è l’evoluzione del cinema di animazione, allora abbiamo pensato che valeva la pena fermarsi a dare un’occhiata.

Perché non è solo che ne fanno di più, non è solo quello. È che, finalmente, arrivano un po’ da tutto e, a volte, parlano di cose che in un cartone animato sembrava impossibile farci entrare. Ma soprattutto sono fatti in una maniera che una volta sembrava impensabile. Computer a parte, voglio dire, quella è un’altra cosa. È il modo in cui raccontano le cose che è diverso.

È cambiato il linguaggio, direbbero quelli che hanno studiato. Poi è difficile capire se hanno ragione davvero. Che il linguaggio, anche, però anche qualcos’altro, ci sembra. Qualcosa che forse viene un po’ lunga per farcela stare in un comunicato stampa.

 

Insomma: siamo cresciuti che pesavamo che l’animazione fosse un genere e poi ci siamo accorti che era un altro modo per fare cinema. Ce n’era abbastanza per fare un focus, almeno secondo noi.

 

C’era da solo scegliere da dove partire, e noi abbiamo scelto di partire dall’estremo oriente. Il perché è una cosa difficile da spiegare. Forse saranno state tutte quelle puntate di Goldrake e Heidi. Forse sarà che Walt Disney, magari un altro anno. Chi lo sa. Ma comunque è andata così.

Due lungometraggi: uno dal Giappone e uno da Taiwan.

“The night is short, walk on girl”, di Masaaki Yuasa (Japan), e “On happiness road” di Hsin Yin Sung (Taiwan).

Nessuno dei due è mai stato distribuito in Italia, e il film di Yuasa è alla prima nazionale. Yuasa è il regista che ha rifatto la serie animata di Devilman di Go Nagai, per capirci. Anche se, in questo film, di mostri non ce n’è.

Quando abbiamo visto questi due film, ci è sembrato di avere sotto gli occhi molta di quella strada che l’animazione ha fatto in questi anni, soprattutto in quella parte del mondo. Due lavori che, poi dopo, ti viene quella faccia lì, di quando hai visto qualcosa di bello. Anche senza andare a Londra, mi verrebbe da dire.

Martedì e mercoledì sera. 31 marzo e 1 aprile. Al Santuccio. Il teatro in centro, di fronte al Comune.

Mischiate insieme, altre cose belle come cortometraggi inediti, introduzioni di persone che sanno cosa dicono e che è bello ascoltare, musica e birrette. Quelle cose lì che se venite a Cortisonici è facile che le troviate, ecco.

Un’ultima cosa, già che siamo qua: domenica 29 marzo, due giorni prima, in biblioteca ci sarà un incontro, anche se forse incontro non è la parola giusta. Ma con una parola sola si fa un po’ fatica, mi sa. Comunque. È un qualcosa che ha sempre a che fare con l’animazione, ma quella che stava dentro la televisione, qualcosa come trent’anni fa. Quella lì che ci ricordiamo più o meno tutti. Abbiamo chiesto a due persone di venirci a raccontare quel momento lì, di quando i cartoni animati giapponesi sono arrivati per la prima volta in Italia.

Queste due persone che abbiamo chiamato erano anche loro bambini in quegli anni, ma poi dopo quando sono diventati grandi si sono messi a studiare quel momento lì, e cosa è successo durante e dopo. E non solo nel mondo dell’animazione, ma anche a tutti noi. Alla nostra società, per usare una parola un po’ grossa. E, assieme a loro che parlano, ci sarà una piccola esposizione di giocattoli di quegli anni lì. Anche se forse, oramai, giocattoli, non so se si possono ancora chiamare così. Sono più foto ricordo, in un certo senso.

Insomma, forse questa cosa qui dell’animazione dall’oriente ci ha un po’ preso la mano. Che anche il trailer del festival e le grafiche e i colori e tutto il resto, sono venute fuori che hanno a che fare con quel mondo lì. Ci abbiamo messo i samurai, per dire. Forse abbiamo esagerato. Ma cosa vuoi, ormai è fatta.

Manca un mese. Ci vediamo lì.

Ah, tutto a ingresso libero, naturalmente. Che se ci fai caso le cose belle, quelle belle davvero, non si pagano mica. A parte le birrette, voglio dire.

 

Il curatore del Focus Anime&Core: Matteo Angaroni