Seminario scrivere di cinema: gli studenti recensiscono
“L'arbitro” di Paolo Zucca
A conclusione del seminario “L’arte del cortometraggio” di
sabato 13 marzo, realizzato nell'ambito di Cinefesta Cortisonici, i relatori hanno invitato tutti gli studenti
a cimentarsi con un difficile compito: scrivere una recensione del
cortometraggio L’arbitro di Paolo Zucca.
Il cortometraggio, che verrà presentato al pubblico di
Cortisonici fuori concorso domani sera (venerdì 19 marzo) al Cinema Nuovo, è il
vincitore di numerosi premi internazionali e del David di Donatello come
miglior cortometraggio italiano dell'anno scorso.
Ecco alcuni estratti delle acute prove critiche di alcuni
degli studenti che si sono cimentati nell'impresa.
Un ladrone: un ladro di pecore.
L’altro: un arbitro declassato per aver falsato i
risultati di una partita di calcio.
Intorno ai gesti di questi due personaggi il regista
Paolo Zucca costruisce un cortometraggio, L’Arbitro, capace di provocare
un forte impatto emotivo sul pubblico.
Martina Carusi, 4°L, Liceo Crespi (Busto Arsizio)
L’arida terra della Sardegna. Un campo di calcio. Una
partita. Due uomini. Due “ladroni”: uno dei quali, secondo una famosa frase di
Agostino, verrà salvato, l’altro dannato. Attorno a questi elementi Paolo Zucca
ha costruito L’Arbitro, un cortometraggio che, con un connubio di toni
ironici e tragici, non potrà di certo lasciare indifferenti gli spettatori che
lo vedranno.
Clara Rabbia, 4^L, Liceo Classico Linguistico D. Crespi,
Busto Arsizio (VA)
Il cortometraggio L’arbitro di Zucca racconta di
una partita di calcio di un campionato dilettantistico del nord-ovest della
Sardegna che, arricchito di significati allegorici, diventa pretesto per
riflettere sulle conseguenze del male.
Alessandro Tronconi, liceo linguistico “D. Crespi”, Busto
Arsizio, classe 4l.
Calcio, ladri e arbitri venduti per una visione attuale
ma allo stesso tempo biblica.
Paola Muscato
Si passa in continuazione dal piano biblico, con tanto di
citazione agostiniana («Non disperare: uno dei due ladroni fu salvato. Non ti
illudere: uno dei due ladroni fu dannato»), al piano profano-tribale-mitologico
(il campo da calcio, simile a un’arena, dove entrano in scena personaggi dal
sapore epico), che spesso finiscono per intersecarsi, come del resto si intersecano
le vicende dei due “ladroni”, quella di un arbitro, finito in un giro di
corruzione e quella di un ladro di bestiame, che sgozza una pecora isolatasi
dal gregge. Non manca il colpo di scena finale: l’omicidio di uno dei due
“ladroni” durante una surreale partita di calcio. Questa tragico evento provoca
un forte straniamento nello spettatore, il quale si trova sospeso tra la
singolarità del derby calcistico e la drammaticità di un tremendo omicidio.
Martina Pedroni
Sono molti gli elementi che fanno di questo un corto ben
riuscito: in primis il suo inizio particolare, la scena dell’uccisione della
pecora –sotto gli occhi del proprietario- da parte del giocatore ucciso; fatto
che sarà poi ripreso nel corso del corto con l’ancora più drammatica crocifissione
della pecora stessa sugli spalti del campo di calcio da parte di alcuni tifosi.
Valentina Bianchi,
4^L , Liceo Linguistico Daniele Crepi di Busto Arsizio
Il cortometraggio è completamente in bianco e nero [...]
per potersi concentrare più sulla vicenda e la trama e per fornire solennità a
tutto il cortometraggio.
Federica Brebbia
I toni cupi e drammatici resi dal bianco e nero ne L'arbitro
sottolineano in modo particolare i caratteri epici di quella che in questo
cortometraggio è ben più di una semplice partita di calcio.[...] Un lavoro
guidato da un abile regista, in cui le varie inquadrature si susseguono
velocemente con numerosi stacchi per mostrare una semplice società contadina,
arida come il paesaggio che la circonda, dove si scatenano con facilità gli odi
tribali e i torti vengono riparati con punizioni severe.
Chantal Frattini
La scelta di girare il corto interamente in bianco e
nero, abbinata alle musiche da film western, contribuisce a creare un’atmosfera
ancora più drammatica e a comunicare quasi un senso di oppressione.
Chiara Puricelli
Le scene corali, che abbondano e costituiscono la vera
forza di quest’opera, risultano magistralmente dirette per formare un tutt’uno
armonioso e completo; l’affresco di gesti ed espressioni dipinto dal regista
attraverso primi piani e piani sequenze, infatti, costruisce intorno ai
movimenti consueti del gioco del calcio emozioni e reazioni come in un grande
concerto. In seguito, tratti grotteschi da una parte e un’atmosfera mistica
dall’altra contribuiscono all’accelerazione e al disordine in cui si conclude
la vicenda.
Elena Spinelli
Dai continui stacchi e dai primi piani dei tifosi sugli
spalti e dei giocatori emerge la rabbia, la violenza e il brutale desiderio di
vendetta.
Martina Verderio
Durante tutta la partita il regista fotografa i volti
tesi,arrabbiati, sconvolti, urlanti del pubblico sugli spalti e, utilizzando
per tutto il corto il bianco e nero, sottolinea la drammaticità della
situazione.
Susanna Bottini, Classe 4L, liceo classico-linguistico
D.Crespi, Busto Arsizio
Nella scelta musicale, oltre a un ironico Bach, viene
omaggiato il cinema di Sergio Leone, e le colonne sonore di Ennio Morricone,
che con sottile comicità velano il tragico e il grottesco, intere scene sono
costruite sotto l'egida dei vecchi western, dove ricorrono i cogenti
particolari: la mano che trema impercettibilmente aspettando la debolezza
dell'avversario per "colpire", l'intenso scambio di sguardi che
precede la sfida , la sabbia rovente e
la tensione dagli spalti.
Martina Scalini
L’arbitro è un lavoro che sfugge a qualsiasi tentativo di
catalogazione ripercorrendo, attraverso inquadrature, colonna sonora e continui
cambi di registro, stilemi che vanno dal gangster movie, al western, dal film
epico al film biblico.
Silvia Mangiarotti
“Non disperare: uno dei due ladroni fu salvato. Non ti
illudere: uno dei due ladroni fu dannato.” Questa frase di S. Agostino conclude
il corto facendo riflettere sul mondo del calcio preso come pretesto, ma
soprattutto sulla vita.
Gaetano Schiavo